martedì 17 ottobre 2017

"Stai qui con me" di Jennifer L. Armentrout

Buongiorno lettori!

Oggi siamo qui per parlare di Stai qui con me di Jennifer L. Armentrout, edito Nord (7,25)

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Voto:❤ ❤ ❤ ❤ ❤


Trama

La danza era tutta la sua vita. Ma quando un infortunio al ginocchio ha messo fine alle sue ambizioni, Teresa Hamilton ha dovuto reinventarsi un futuro e adesso è una studentessa universitaria come tante altre. Almeno così può stare vicino a suo fratello Cameron e a Jase, il migliore amico di Cam e... il suo sogno proibito. Peccato che lui la veda ancora come una bambina. Se solo Teresa riuscisse a fargli cambiare idea... Jase Winstead non ha tempo per una relazione. Schiacciato dal peso di un segreto che custodisce ormai da troppi anni, non può permettersi di trascinare una ragazza nel vortice tumultuoso della sua esistenza. Soprattutto se la ragazza in questione è la sorella di Cam, da sempre iperprotettivo nei confronti di Teresa. Eppure, ogni volta che Jase è con lei, tutti i suoi problemi svaniscono all'istante ed è come se il muro eretto intorno al proprio cuore si sgretolasse a poco a poco. E infatti, quando una tragedia devastante si abbatte sul campus, rischiando di travolgere anche Teresa, Jase non esita un secondo ad intervenire pur di proteggerla. Ma l'amore che li lega sarà abbastanza forte da superare ogni ostacolo, o entrambi finiranno col perdere tutto ciò che hanno di più caro?


Recensione

Ho iniziato questo libro subito dopo aver terminato "Ti fidi di me?", un po' perché non vedo l'ora di incontrare zia Jen e un po' perché Tess e Jase mi avevano conquistata fin dalle poche righe  a loro dedicate del romanzo di Cam.
Parto con il dire che " Stai qui con me" è probabilmente il mio preferito della serie perchè ho amato ogni singola pagina di questo romanzo e Teresa è la protagonista che mi è piaciuta di più. 
Teresa è la sorella minore di Cam, un passato oscurato da un fidanzato violento e il senso di colpa nei confronti del fratello che si è quasi rovinato la vita per difenderla. Una sola cosa la rendeva felice e la faceva sentire libera: la danza. La danza era l'unico futuro che Teresa avesse mai immaginato e quando un brutto incidente glielo porta via la ragazza si sente persa. Teresa deve accontentarsi del piano B, il college, lo stesso del fratello e del suo migliore amico Jase per cui Tess ha una cotta dal primo momento in cui l'ha visto. 
Teresa è bella e sexy, cosa alla quale Jase non dovrebbe nemmeno pensare visto che si tratta della sorellina del suo migliore amico, ma al cuor non si comanda e i due perdono presto la tesa l'uno per l'altra. Cam però non è l'unico motivo per il quale Jase non riesce a lasciarsi andare, il ragazzo ha un segreto che custodisce segretamente da anni e sembra non esserci posto per Teresa. 
L'ultima parte del romanzo prende una piega che non mi aspettavo, ci concentriamo di più sul tema della violenza, qualcosa di tremendo accade nel campus e Teresa si ritrova coinvolta. Quest'ultima parte mi ha sconvolta e mi ha fatto venire i brividi, lo ammetto.
Parlando di qualcosa di più allegro invece vorrei parlarvi di Jase che ho amato dall'inizio alla fine, che accompagna Tess a ogni suo passo, letteralmente. Ho amato il modo in cui si avvicina a lei, la resistenza iniziale e poi il momento in cui getta la spugna. Sa di non poterlo fare, non deve, ma ben presto si rende conto di non riuscire a starle lontano quindi si arrende e comincia a corteggiarla. La verità è che non deve faticare poi tanto perché Teresa è già persa di lui da anni, ma il ragazzo sembra avere un talento naturale per sparire e mandare su tutte le furie Teresa.
Il segreto di Jase non era poi così tanto difficile da immaginare, l'ho capito praticamente subito, ma ho apprezzato il modo in cui è stato gestito il tutto.
Ho amato questo romanzo con tutto il cuore, l'ho letto in una sola giornata, non sono riuscita a mollarlo nemmeno al supermercato mentre facevo la spesa, e ha solo un difetto: non esiste il punto di vista di Jase. I personaggi mi sono piaciuti così tanto che io non riesco a fare a meno di bramare il romanzo dal punto di vista di Jase. Ne ho bisogno. Ti supplico zia Jen!
Correte a leggerlo!!

Bacini <3

mercoledì 11 ottobre 2017

Lavori in corso - Dite la vostra!

Buongiorno personcine!




Volevo solo avvisarvi del fatto che non sono sparita nel nulla. Di recente sto caricando pochi post qui sul blog solo perché sto lavorando per migliorarlo, non abbandonarlo.
Molto presto arriverà una carrellata di post nuovi e decisamente più curati, il tutto accompagnato da una grafica nuova di zecca. Non vedo l'ora di vederla finita! Sono arrivata al punto di avere un estremo bisogno di un cambiamento, perciò ho deciso di rimboccarmi le maniche.
Sarò sicuramente più costante, puntuale e precisa. Sto lavorando con grande anticipo e settimana prossima dovrei cominciare a prepararmi per i post di Natale.
Inoltre ho trovato un lavoro, ricominciato l'università e scoperto nuove passioni, quindi posso dire di avere il mio bel da fare.
Mi piacerebbe sapere cosa vi piace vedere sul blog, cosa potrei migliorare per potervi offrire contenuti sempre più interessanti, quindi commentate e fatemi sapere cosa ne pensate.

Buona giornata a tutti!

"Ti fidi di me?" di Jennifer L. Armentrout - Recensione

Buongiorno lettori!
Oggi parliamo di "Ti fidi di me?" di Jennifer L. Armentrout edito Nord (13,94 €)


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Voto:❤ ❤ ❤ ❤ ❤


Trama

L'università è il suo nuovo inizio. Dopo quasi un anno trascorso in un limbo di malinconia, Cameron Hamilton vuole lasciarsi il passato alle spalle, riprendere gli studi e, finalmente, tornare a divertirsi. Tanto lui è abituato a ottenere sempre ciò che vuole, in particolare quando si tratta di ragazze. Ma tutto cambia il giorno in cui, per caso, si «scontra» con Avery. E non solo perché lei sembra essere immune al suo fascino (sebbene Cam ci provi in ogni modo...), ma soprattutto perché è una ragazza diversa dalle altre, così sensibile e sfuggente, eppure allo stesso tempo determinata e sicura di sé. In brevissimo tempo, Cam si innamora perdutamente di lei, senza sapere che l’atteggiamento ostentato da Avery è in realtà una maschera dietro la quale lei nasconde le sue paure e i suoi segreti, una maschera che le impedisce di confessargli ciò che prova davvero per lui.
Però Cam non ha nessuna intenzione di rassegnarsi, ed è pronto a tutto pur di fare breccia nell'armatura che protegge il cuore di Avery e guadagnare la sua fiducia

Recensione


Quattro o cinque anni fa, mi sono ritrovata a leggere "Ti aspettavo". Ai tempi ero completamente fuori dal giro, quindi pensavo si trattasse di un autoconclusivo. Mi era piaciuto tanto, ma per ovvi motivi sono passata ad altro. Anni dopo ho scoperto che effettivamente "Ti Aspettavo" era solo il primo di una serie, ma vuoi per altre letture più urgenti, vuoi per scarsa memoria, ho deciso di riprenderla solo il mese scorso. Ricordandomi piuttosto bene "Ti aspettavo" ho deciso di riprendere da Ti fidi di me?, la stessa storia dal punto di vista di Cam. Adesso io non so se sia perché crescendo  le cose ci piacciono in modo diverso o perché ho preferito il punto di vista di Cam, ma sono impazzita per questa storia. Se il primo mi era piaciuto tanto, questo è quello che ho amato alla follia.
Ma ora facciamo un passo indietro e parliamo della trama. 
Ancora una volta riviviamo l'incontro di Cam e Avery. Lui è bellissimo, sicuro di sé e non ha mai ricevuto un no da una ragazza quindi i continui rifiuti di Avery non fanno altro che invogliarlo a provarci ancora di più.
Man mano che la conosce però, non è più la sfida iniziale a spingerlo. Avery è diversa, è interessata a lui almeno quanto Cam, ma per qualche motivo la ragazza ha costruito un muro che pare indistruttibile per proteggersi e Cam ha una brutta sensazione. Cosa potrebbe esserle successo? Cam ancora non lo sa, ma non intende andare da nessuna parte.

Cam si è guadagnato il posto di bookboyfriend dell'anno, è perfetto. Ho amato ogni sua frase o azione, tutto tutto tutto. E sono incredibilmente felice per Avery perché si merita un ragazzo così, uno che la faccia sentire amata e al sicuro. 
Se il romanzo di Avery mi era piaciuto tantissimo, ho trovato quello di Cam molto più coinvolgente forse proprio per la differenza dei due personaggi. Avery è più chiusa, mentre Cam è passionale e premuroso per tutto il tempo. Ci ha mostrato tanta dolcezza, nei confronti di Avery, ma anche della propria famiglia e non si può fare a meno di apprezzarlo. Per me a questo romanzo non manca niente, non riesco a trovargli nemmeno un difetto perché la Armentrout con questo ha fatto proprio centro.
Se ancora non lo avete letto, recuperatelo immediatamente, non ve ne pentirete!

martedì 10 ottobre 2017

"Mirror Mirror" di Cara Delevingne - Review Party


Buongiorno lettori!
Oggi siamo qui per chiacchierare di Mirror Mirror, scritto dalla famosa modella e attrice Cara Delevingne, proprio il giorno della sua uscita.






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Voto:❤ ❤ ❤ 1/2

Trama

Red, Leo, Naomi e Rose. Quattro ragazzi diversi ma uniti da un’unica passione: la musica. È stata la musica a renderli non solo una band, i Mirror Mirror, ma anche una famiglia. Inseparabili.
Almeno fino al giorno in cui Naomi è scomparsa nel nulla e la polizia l’ha ritrovata in condizioni disperate sulle rive del Tamigi. Da quel momento niente è più stato come prima: uno specchio si è rotto e un pezzo si è perso per sempre nelle vite di Red, Leo e Rose. Perché Naomi era la più solare di tutti, l’amica migliore del mondo. 
Ma in fondo al cuore nascondeva un segreto… Un segreto inconfessabile che nemmeno Red aveva fiutato e che nessuno avrebbe mai potuto immaginare. E mentre Rose si abbandona agli eccessi e Leo si chiude in se stesso, Red non accetta il destino dell’amica: ha bisogno di sapere, di capire. Che cosa ha ridotto Naomi in quello stato? Può davvero trattarsi di un tentato suicidio come crede la polizia?
Per scoprire la verità Red dovrà trovare la forza di guardarsi allo specchio, conoscersi e imparare ad amarsi per quello che è. Perché, a volte, bisogna accettare che niente è ciò che sembra e che la realtà può essere capovolta



Recensione

Seguo Cara Delevingne ormai da tanti anni, non mi considero la sua più grande fan, ma provo una certa simpatia nei suoi confronti  e per chi passa un po' di tempo sui social è impossibile non sapere almeno qualcosa su di lei. 
Il web è diviso a metà, c'è chi non vede l'ora di leggerlo e chi si rifiuta categoricamente di farlo perché una modella non  sembra meritare l'attenzione di alcuni lettori. Io rientravo decisamente nella prima categoria, ero estremamente curiosa.
Come lasciano intendere copertina e ringraziamenti, Cara è stata aiutata da Rowan Coleman, autrice affermata che ha una dozzina di romanzi alle spalle, quindi non si tratta puramente di un'opera di una ragazza alle prime armi con la scrittura.

Red, Leo, Rose e Naomi sono quattro ragazzi molto diversi che hanno però una passione molto grande in comune: la musica. Insieme hanno deciso di formare una band, i Mirror Mirror, e da quel momento le loro vite disastrate hanno finalmente preso una piega positiva, per la prima volta hanno qualcuno a cui appoggiarsi. Tutto  però sembra andare in frantumi dopo la scomparsa di Naomi. Anche dopo il ritrovamento della ragazza, ferita sulle rive del Tamigi, la polizia continua a considerarla la fuga finita male di un'adolescente problematica, ma i suoi amici se lo sentono, c'è qualcosa di strano dietro a questa storia.
Mentre Naomi è in coma e Leo e Rose finiscono sempre di più alla deriva, Red e Ash, la sorella di Naomi, passano ogni secondo a indagare nella speranza di scoprire qualcosa sulla  scomparsa misteriosa della ragazza. Nai è davvero scappata o i ragazzi scopriranno qualcosa di brutale e sconvolgente?

Parto con il dire che questo romanzo mi è piaciuto tanto tanto, ma non è privo di difetti. La verità è che i personaggi non mi hanno conquistata e nessuno di loro mi è entrato nel cuore. In realtà sono io a non essere una fan dei personaggi "spezzati", da Alaska Young a Rose passando per Marissa Cooper, che siano letterari o meno, questi personaggi non riescono a conquistarsi la mia simpatia. In questo caso però, i personaggi non sono stati la rovina del libro perché la trama del romanzo mi ha catturata fin dalle prime pagine.
 Da curiosona e appassionata di thriller quale sono, non riuscivo a staccarmi dal libro perché avevo bisogno di sapere cosa fosse successo a Nai. Devo dire che anche il finale mi ha soddisfatta, anche se mi sarebbe piaciuto che la situazione venisse approfondita di più. Mi rendo però conto che sarebbe stato troppo per un pubblico giovane. Più libri leggo e più bramo una verità cruda e sconvolgente e questa volta mi hanno accontentata raccontandomi qualcosa di cui non avevo ancora letto nulla. 
Nel complesso posso dire che mi è piaciuto, poteva dare di più, certo, ma per essere un libro per ragazzi fa un ottimo lavoro. Quindi, che voi siate fan di Cara o meno, se vi piacciono i YA un po' misteriosi questo fa decisamente al caso vostro. Non riuscirete a staccarvi fino all'ultima pagina!

mercoledì 20 settembre 2017

Leggiamo insieme "The Outsiders" di S. E. Hinton

 Trama

Da quando un incidente d'auto si è portato via i genitori, Ponyboy, 14 anni, vive in equilibro instabile con i fratelli maggiori Darrel e Sodapop, con l'ombra dei servizi sociali a rabbuiare i giorni. La vera famiglia di Ponyboy è però più larga, e abbraccia gli altri membri dei Greaser, la banda dei ragazzi dei quartieri poveri in costante guerra con i Soc, i rampolli con la puzza sotto il naso e i portafogli sempre gonfi. Ma una sera Ponyboy e l'amico fragile Johnny conoscono due ragazze Soc, e si scoprono meno diversi di quanto credessero. Nella lunga notte, lo sconfinamento innesca però una spirale di rabbia violenta, mettendo Soc e Greaser di fronte all'unica domanda che non si sono mai posti: è davvero il quartiere in cui siamo nati a determinare chi siamo, e ancor più chi diventeremo, oppure tutti, ricchi o poveri, lottiamo con gli stessi dilemmi, e ammiriamo gli stessi tramonti?

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Prima di qualche settimana fa non avevo mai sentito nominare questo romanzo, non sapevo di cosa parlasse e non avevo visto il film diretto da Francis Coppola che vede come protagonisti attori piuttosto famosi. E poi l'ho letto tutto d'un fiato in una domenica troppo umida e fredda, bloccata in una stazione con tutti i treni in ritardo e per la prima volta non mi è dispiaciuto per niente essere lì. The Outsiders è diventato uno dei miei romanzi preferiti e quasi mi vergogno per averlo scoperto così tardi. Mi fa davvero piacere abbiano deciso di ristamparlo perché penso sia importante che anche gli adolescenti di oggi possano leggerlo. Le tematiche del romanzo non sono semplici, parliamo di quartieri in cui la violenza regna sovrana, in cui ragazzini crescono troppo in fretta, tra una rissa, una rapina e qualche mese in cella. È un posto difficile in cui crescere e in cui è ancora più difficile sopravvivere restando se stessi.
Per una settimana leggeremo e commenteremo insieme il romanzo che mi ha conquistata fin dalle prime pagine.

                                       

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"Potevo aspettare che Darry o Sodapop uscissero dal lavoro, per andare al cinema. Sarebbero venuti con me, o mi avrebbero accompagnato in macchina, o a piedi, anche se Soda non riesce a stare fermo seduto abbastanza da godersi un film e Darry si annoia a morte. Darry pensa che la sua vita gli basta senza ficcare il naso in quella degli altri. Oppure potevo convincere uno della
banda a venire, uno dei quattro ragazzi con cui io, Darry e Soda siamo cresciuti e che per noi sono la famiglia. Siamo uniti quasi come fratelli; quando si vien su in un quartiere affiatato come il nostro si finisce per conoscersi molto bene. A pensarci potevo chiamare Darry e sarebbe passato a prendermi tornando a casa, oppure Two-Bit Mathews – uno della banda – veniva a prendermi in macchina, se glielo chiedevo, ma a volte non uso la testa. Quando faccio così mio fratello Darry diventa matto, perché io dovrei essere quello sveglio; prendo bei voti e ho un QI alto e tutto, però non uso la testa. E comunque mi piace camminare.
Avevo quasi deciso che non mi piace così tanto quando ho visto quella Corvair rossa che mi seguiva. Mancavano quasi due isolati a casa, così ho cominciato a camminare un po’ più in fretta. Non mi erano mai saltati addosso, ma avevo visto Johnny dopo che quattro Soc l’avevano beccato, e non era un bello spettacolo. Dopo, Johnny aveva paura anche della sua ombra. E aveva sedici anni, allora.
Ho capito che non serviva, comunque – camminare veloce, dico – ancora prima che la Corvair accostasse e scendessero i cinque Soc. Mi sono preso un bello spavento – anche se sono ben piazzato, sono basso per avere quattordici anni, e quelli erano più grossi di me. In automatico ho infilato i pollici nei jeans e mi sono ingobbito, e mi sono chiesto se correndo magari riuscivo a scappare."
 

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Ponyboy, uscito dal cinema, comincia a svelarci qualcosa sul legame che lo lega al resto della banda. Saranno anche teppisti, ma sanno cosa significa la parola famiglia. Per molti di loro la vera famiglia è quella che si sono scelti, non i genitori che li picchiano a casa, ma il resto della banda che tra un arresto e l'altro è sempre lì a sostenerli. 
Ponyboy è un amante del cinema, un gran lettore e ha ottimi voti, ma non pensa mai. Fino a questo momento gli è sempre andata bene, ma uscire da solo non è stata una buona idea e presto ne pagherà le conseguenze.


Per scoprire cosa sta per succedere al povero Ponyboy e per recuperare i due estratti precedenti date un'occhiata al calendario e passateci a trovare sugli altri blog.



A presto!

lunedì 18 settembre 2017

La Torre Nera - Recensione del Film




Ciao a tutti!
Oggi siamo qui per parlare di La Torre Nera, il film tratto dall'omonima saga di romanzi fantasy di Stephen King.

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Il film uscito da circa un mese in Italia ha una lunghissima storia di fatta di rinvii e cambi di produzione, ma dopo circa 10 anni il film è riuscito a vedere la luce. La regia è stata infine affidata a Nikolaj Arcel e è in lavorazione una serie tv che dovrebbe uscire nel 2018.
Il film a metà tra il fantasy, l'horror e il western, parla di mondi paralleli protetti e collegati da una torre che rischia di crollare portando distruzione in tutti i mondi. Jake è un ragazzino tormentato da sogni su altri mondi, sulla torre, su un uomo in nero e un pistolero, ma tutti non fanno altro che ripetergli che sono solo sogni, stress provocato dalla morte del padre. Jake però sa che non è così, lo sente nel profondo e quei sogni gli sembrano troppo reali. Il ragazzo scappa di casa e trovata la casa abbandonata apparsagli in sogno riesce a raggiungere un altro modo. Qui incontra il pistolero deciderà di aiutarlo a difendere la torre e a dare la caccia all'uomo in nero.

Questo film aveva tutte le premesse per essere grandioso, tratto dai romanzi di un grande autore, una bella trama e degli attori niente male. Quindi cosa mai sarà andato storto?
La verità è che La Torre Nera è  un film sotto la media, carino e godibile ma che non consiglierei di vedere al cinema. Io avevo dei biglietti molto scontati, ma non è sicuramente un film che resta impresso. 
Il film inizia con il piede giusto, inquietante quanto basta, poi scema nella confusione e nel nulla più totale.
Dall'arrivo di Jake nell'altro mondo, quindi quando il film dovrebbe partire e la narrazione farsi più interessante e adrenalinica, diventa tutto molto confuso, abbozzato e superficiale. 
Persino Matthew McConaughey e Idris Elba non mi hanno trasmesso nulla con i loro personaggi bidimensionali e delle interpretazioni non particolarmente degne di nota. Del film salvo assolutamente il giovane Tom Taylor (Jake) che è stato l'unico a trasmettermi qualcosa, il protagonista perfetto per questa storia.
Un finale troppo sbrigativo che mi ha lasciata piuttosto perplessa non ha fatto altro che sottolineare ancora una volta il problema del film. 
Insomma, tirando le somme, La Torre Nera per me non è un gran film, ma nemmeno uno da odiare. Purtroppo è finito in quella categoria di film carini, che puoi vedere come non vedere e sopravvivere uguale. Se uscisse un seguito probabilmente lo guarderei, giusto per curiosità e perché come ho detto non mi è dispiaciuto, ma sarà il box office a decidere.

sabato 16 settembre 2017

Intervista a Francesco Carofiglio - Il Maestro

Buongiorno lettori! 
Qualche giorno fa ho incontrato, insieme a altre amiche blogger, Francesco Carofiglio per fare due chiacchiere sul suo nuovo romanzo "Il Maestro" di cui vi ho parlato Qui.
Ecco cosa ci ha raccontato:
Questa storia nasce da un precedente: prima di scrivere il romanzo, parliamo di circa dieci anni fa, ho scritto una pièce teatrale che aveva lo stesso titolo. Non è la stessa cosa del romanzo, intendiamoci, però il tema è il medesimo. La pièce sarebbe dovuta andare in scena interpretata da Giorgio Albertazzi. Poi  è successo qualcosa,  ho bloccato il progetto e ho messo tutto quanto in un cassetto.
Questa storia, però, ha continuato a circolare nella mia testa e ha cominciato a mutare forma: ha iniziato a prendere forma di un romanzo, seppur un romanzo atipico e abbastanza anomalo anche nella struttura narrativa.
E' un romanzo che risente di esperienze che si intrecciano. Mi riferisco alle mie esperienze visto che calco il palcoscenico da quando ho sedici anni.
 
Quest’uomo ormai anziano che è stato il più grande attore del Novecento, nella finzione narrativa, non è più in accordo con i ritmi del mondo perché è fuori dalla scena. Questo mi sembrava un tema forte, qualcosa che potesse essere interessante indagare; cioè stare dentro questo territorio di disagio e capire se questo territorio di disagio può generare cose inaspettate.
Sebbene questa storia parta da una pièce non c’era nulla di scontato quando lo scrivevo, non è detto che ciò che ho scritto somigli veramente alla pièce. Come spesso accade, perlomeno a me, i personaggi si prendono il loro spazio e le storie prendono una strada che a volte non è totalmente prevista ed è accaduto anche in questo caso. Io non sapevo dall’inizio quale sarebbe stato il rapporto reale tra il Maestro e Alessandra, la ragazza con cui entra in comunicazione. Forse sono stati più i personaggi a raccontarmelo.
Vi dico anche un’altra cosa: talvolta leggo ad alta voce mentre scrivo, provo a capire sin da subito il suono che fa. Questo mi consente prima di tutto di ottimizzare tecnicamente i tempi; è come se sviluppassi un lavoro di editing in contemporanea perché non mi piace buttare giù un sacco di roba che poi sarà buttata via. Mi piace pensare che quello che scrivo sia una forma già matura del romanzo. Chiaro che poi si lavora per sottrazione, però la voce aiuta molto. La parola detta è secondo me fondamentale per chi scrive. Leggere ad alta voce è uno dei modi per incominciare a creare equilibrio nella scrittura.E qui questa cosa è stata molto presente, forse anche più delle altre volte perché ho provato a scrivere questo romanzo come se a narrare fosse uno spettatore nascosto in platea e tutta la scena, che si svolge di fatto dentro una stanza, fosse quello che lo spettatore vede dalla platea sul palcoscenico.
Quindi questa dinamica anche un po’ surreale, se vogliamo, ha comportato anche delle scelte tecniche. Ad esempio, tutta la narrazione è al presente, tutto ciò che accade accade in quell'istante. Questo ha più a che fare con le discipline della rappresentazione sulla scena che con la narrativa in senso stretto. Chiaramente molti hanno usato il presente nella narrazione, però in questo caso è anche il ritmo a volte un po’ sincopato o il fatto di dare un certo peso agli spazi e ai silenzi è stato fondamentale per me.
Vedremo se per i lettori sarà lo stesso.

Il maestro
Parlando della soggettiva, la parte del passato l’hai chiusa nelle scatole di ritagli di giornale. È quello che hai usato per creare la parte di ricordi e memoria.
Sì, c’è il confronto quotidiano di Corrado Lazzari con la sua vita trasferita dalle  immagini, dalle recensioni, dalle cose scritte dagli altri su di lui per quel che concerne la sua presenza sulla scena quindi questo è un canale della memoria. Poi c’è quello privato che corre parallelo e che è stata la sua vita in quegli anni.
Quindi quando lui parla di Amleto, e se ne parla diffusamente, l’impulso iniziale è legato al modo in cui è nata quella messinscena e al modo in cui in corrispondenza di quella messinscena c’è stata una lacerazione nella sua esistenza, quella con la donna che lui ha amato. Quindi c’è un percorso duplice della memoria: uno guidato dall’archivio della sua vita e l’altro generato dall’impulso della suggestione che le storie della scena hanno portato nella sua stessa esistenza.
Hai lavorato per anni in teatro quindi sarai entrato in contatto con tanti colleghi, ci sono dei modelli a cui hai pensato mentre scrivevi questo libro? Ci sono degli attori che in qualche modo hanno ispirato la figura del Maestro?
Certo! Ho pensato ad alcuni dei grandi vecchi del teatro italiano che ho conosciuto e con cui ho anche lavorato perché naturalmente ero portato a immaginarli dentro a questa situazione.
In realtà, poi, molto velocemente Corrado Lazzari è diventato solo lui, con dei connotati che sono soltanto suoi. Indubbiamente, rispetto all’esperienza condivisa con altri grandi attori, c’è qualcosa che ha a che fare con uno dei temi portanti di questa storia: la percezione dello spaesamento, della solitudine una volta che lo spettacolo finisce. Questa è una cosa a cui io tengo molto. Questa percezione l’ho vista in alcuni grandi vecchi, li ho visti improvvisamente fragili e questa è una cosa su cui riflettere. Quindi in che modo l’esperienza dell’attore poi si può confrontare e risolvere nell’esperienza privata delle persone, nella vita reale.
Il palcoscenico come metafora della vita e quando uno arriva al punto in cui non ha più nulla da dire ripensa al passato, non vede più il futuro o trova il futuro nei giovani. 
Anche per tradizione il palcoscenico è una metafora dell’esistenza. In questo caso c’è un doppio salto mortale che è una metafora della metafora, non so come spiegarmi, perché essendo un personaggio sulla scena lui rappresenta la sua vita sulla scena e la sua vita al di fuori della scena come se fosse un attore quindi è come un incartarsi continuo, un rincorrersi dei ruoli e questo secondo me è uno stimolo forte dal punto di vista creativo. Una bella sfida perché bisogna capire in che modo trasferire tutto questo con parole semplici, cosa a cui io tengo. La semplificazione del linguaggio non significa un linguaggio superficiale. Mi piace associare delle strutture elementari in cui c’è un elemento di crisi all’interno in maniera che poi ciascun lettore associ una sua percezione personale.
Abbiamo parlato del canale della memoria, ma la memoria è individuale, ciascuno con se stesso non è mai onesto cioè si ricrea il passato. Il Maestro vive una vita che non c’è, che forse non c’è stata. 
È vero. È un elemento ricorrente anche se vi capita di ascoltare i racconti di alcuni grandi vecchi del teatro. Questi racconti sono affascinanti anche se si ha la percezione che quel racconto magari non esiste, corrisponde a una memoria generata. Ne parlava anche Calvino, cioè non è molto importante che un episodio della vita sia realmente accaduto. È molto importante che noi lo ricordiamo e questo è un piccolo segreto della scrittura e della conservazione della memoria e delle emozioni, credo.
Mi ha incuriosito molto il rapporto tra Corrado e Dio perché lui dice di non credere in Dio ma di ritenerlo quasi un amico, di parlare con il crocifisso. Perché questa scelta?
Beh, è chiaro che i non credenti molto spesso, specie quando hanno un certo tipo di formazione, sono fortemente attratti dalla suggestione dell’immanente, non riuscendo però a collocarla. In quel caso la rappresentazione dell’immanente attraverso il simbolo del crocifisso rappresenta forse anche un canale di fuga: quando la fragilità si presenta bisogna in generale parlare con qualcuno. Per uno come Corrado Lazzari abituato a parlare pochissimo con gli altri, ecco quello diventa improvvisamente un suo amico, diventa un totem della sua fragilità in qualche modo e forse anche un’avvisaglia di qualcosa che però non posso dire.
Come mai è stata scelta proprio l’opera di Amleto come filo conduttore?
Ci sono diversi motivi. Intanto perché Amleto è l’opera a cui ambisce misurarsi qualsiasi  attore ed è un passaggio quasi obbligato della carriera di un grande attore. Non sempre un passaggio felice, c’è una storia di fallimenti nell’interpretazione di Amleto che costituiscono la forza di quest’opera. Cioè io riesco a credere alla messinscena di Amleto anche se c’è un cane che urla in scena con un teschio in mano perché Amleto è ormai entrato  nel bagaglio delle emozioni delle persone. Anche chi non l’ha letto sa qualcosa di Amleto e questo, se ci fate caso, è straordinario. Non esiste quasi per nessuna opera una caratteristica così. Se ci fate caso vi viene in mente qualcosa per cui è possibile dire la stessa cosa? 
Amleto è il personaggio simbolo. Tutti noi riusciamo a pensare ad Amleto in una forma differente sia perché lo associamo a un Amleto che abbiamo visto sia perché lo associamo a un Amleto che abbiamo letto. C’è un motivo: il poeta Eliot scrive di Amleto – una cosa che ho citato anche nel romanzo – dice che la forza straordinaria di Amleto è che è un’opera piena di buchi.
Avete presente la struttura dei buchi neri? Da cui nulla pare venir fuori e da cui tutto sembra venire risucchiato. Ecco ci sono delle zone di risucchio nell’Amleto che costituiscono la fortuna dei grandi attori perché dentro quelle zone il grande attore si muove, dentro alcune incongruenze il grande attore può creare, e anche il regista.
Anche il lettore lo può fare. Il lettore lo legge la prima volta e forse dopo quindici giorni non si ricorda esattamente cosa ha letto. Sì, ti ricordi alcune cose però ti perdi dei passaggi necessari. Io Amleto l’ho letto circa dieci volte e forse soltanto adesso inizio ad avere un quadro di insieme. Ecco, Amleto è un’opera legata davvero allo spaesamento dell’attore e questa è una storia sullo spaesamento dell’attore, quindi questa è un’opera specchio per la vicenda di Corrado Lazzari.
Ti piacerebbe vederlo adattato per il teatro?
C’è un inizio di progetto in questo senso. È possibile che venga messa in scena ma nella forma del racconto. E in quel caso prendendomi tutti i rischi del caso lo farò io insieme ad un’attrice, però raccontando e diventando. È una sfida secondo me ancora più grossa, però arrivi a un certo punto in cui si devono accettare  delle piccole sfide.
Un consiglio da dare a uno scrittore emergente?
Intanto il primo consiglio è di essere capaci di buttare via quel che si è scritto. Avere il coraggio della cattiveria rispetto a quello che si è fatto perché questa è una cosa molto formativa, cioè avere il coraggio di non pensare che se una cosa l’hai scritta e finita sarà quella la storia che ti porterà avanti.
Un'altro consiglio importante è di lasciare decantare le cose che si scrivono per un po’. Non metterle in circolazione subito perché quello che penserai di ciò che hai scritto dopo sei mesi probabilmente sarà differente e lì avrai una visione più lucida per poter capire se questa cosa funziona o no e se questa cosa ti rappresenta come scrittore e persona oppure no. 
Molta tenacia, capacità di sacrificio, sapendo che quello che fai è una cosa meravigliosa quindi un sacrificio che vale la pena fare.
E poi trovarsi anche delle piccole situazioni speciali in cui scrivere. Ogni scrittore ha un posto. Io scrivo ogni romanzo in un posto diverso ma non per scelta, perché capita. C’è chi invece ha dei riti: mi viene in mente Joe Lansdale che mi ha detto che si è fatto costruire in casa una camera completamente nera. Lui entra in questa stanza in cui non ci sono finestre e il pavimento e le pareti sono nere. Quindi lui sta nel buio assoluto, con la sola luce del computer. Per cui trovarsi anche un modo per stare a disagio nel mondo. Un leggero disagio crea vitalità.

Come sempre ringrazio Piemme per l'opportunità e Francesco Carofiglio per la disponibilità e per le risposte esaustive. 
A presto!